Poche zone di Roma possono dire di aver attraversato la storia della città senza mai smettere di essere abitate, vissute, raccontate. Il Rione Monti è una di queste. Sotto le sue strade acciottolate e dietro le facciate colorate delle botteghe si stratificano oltre duemila anni di vita quotidiana: dalla Roma di Giulio Cesare fino alle serate di oggi in Piazza della Madonna dei Monti.
Nell'antichità quest'area non si chiamava ancora Monti, ma Suburra: un nome che significa letteralmente "sotto la città", perché si trovava più in basso rispetto ai Fori, il centro monumentale di Roma. Era uno dei rioni più densamente popolati dell'Urbe, attraversato dal Vicus Patricius (oggi via Urbana) nella parte alta e dall'Argiletum in quella bassa, verso i Fori.

La Suburra aveva una doppia identità. Nella parte più elevata sorgevano eleganti domus patrizie; più in basso, invece, si affastellavano le insulae, gli edifici popolari a più piani dove viveva la plebe romana, tra botteghe, taverne e un'umanità rumorosa e variegata. È in questo secondo contesto, secondo la tradizione, che sarebbe nato Giulio Cesare, e non è un caso che proprio da lì abbia costruito il suo legame con il popolo, schierandosi apertamente con la fazione popolare contro l'aristocrazia senatoria. Nella stessa zona visse anche il poeta Marziale, che nei suoi epigrammi raccontò la vita quotidiana della Suburra con la vivacità pungente che la caratterizzava.

Con la caduta dell'Impero Romano, la sorte del rione cambiò radicalmente. Gli acquedotti che rifornivano la zona vennero interrotti, e senza accesso all'acqua gran parte della popolazione si spostò verso il Campo Marzio, più vicino al Tevere. L'area che oggi chiamiamo Monti, più elevata e ormai priva di approvvigionamento idrico, si spopolò e rimase per secoli ai margini della vita cittadina.
La rinascita arrivò solo alla fine del Cinquecento, quando papa Sisto V fece ripristinare l'acqua nella zona e, nel 1586, istituì ufficialmente il Rione I - Monti, il primo in ordine di numerazione tra i rioni storici di Roma. Il nome deriva proprio dai colli che racchiude: l'Esquilino, il Viminale e parte del Quirinale e del Celio (oggi in parte confluiti in altri rioni per successive modifiche amministrative).
Tra Quattrocento e Cinquecento, Monti visse una stagione di grande fermento artistico e, va detto, anche di intrighi. Una delle vie più suggestive del rione, la Salita dei Borgia, prende il nome dalla potente e controversa famiglia di papa Alessandro VI: si narra che qui sorgesse il palazzetto di Vannozza Cattanei, la donna che fu madre di Lucrezia e Cesare Borgia.

Nello stesso periodo il rione si arricchì di uno dei suoi tesori artistici più importanti: la Basilica di San Pietro in Vincoli, che custodisce il celebre Mosè di Michelangelo, realizzato per la monumentale tomba di papa Giulio II. Ancora oggi è una delle tappe imperdibili per chi visita il rione.
Per gran parte del Novecento, e fino agli anni Settanta, Monti è rimasto un rione schiettamente popolare: case modeste, botteghe artigiane, una forte identità di vicinato. Gli abitanti storici, i monticiani, avevano sviluppato nei secoli persino una propria inflessione dialettale, leggermente diversa da quella degli altri rioni romani — un dettaglio che dice molto di quanto Monti si sia sempre sentito, e sia stato, un mondo a sé.
Storica è anche la rivalità con Trastevere, l'altro grande rione popolare della città: due comunità che per generazioni si sono contese, con orgoglio e ironia tutta romana, il titolo di rione più "vero" della capitale. Il Novecento ha lasciato anche tracce più dolorose: nel rione si
trova una targa che ricorda le famiglie rom e sinti deportate durante la Seconda Guerra Mondiale, una memoria che fa parte della storia del rione quanto i suoi monumenti.
Negli ultimi decenni Monti ha cambiato pelle, come è successo a molti centri storici europei: le botteghe artigiane convivono oggi con boutique indipendenti, i bar storici con nuovi locali, i residenti di sempre con chi ha scelto il rione più di recente. Piazza della Madonna dei Monti resta il cuore pulsante di tutto questo: punto d'incontro a ogni ora del giorno, luogo dove il rione si racconta ancora, semplicemente stando seduti sui suoi gradini.
È proprio da questa lunga memoria di rione popolare, accogliente e comunitario che nasce l'Ottobrata Monticiana: non una festa calata dall'alto, ma la naturale prosecuzione di uno spirito che a Monti attraversa la storia da duemila anni — quello di una comunità che si ritrova, si racconta e festeggia insieme.
Fonti: ricostruzione storica basata su fonti pubbliche di storia locale romana (topografia della Suburra, istituzione dei rioni sotto Sisto V, storia artistica di San Pietro in Vincoli). Si consiglia una verifica da parte di un esperto di storia locale o dell'archivio dell'Associazione Rione Monti prima della pubblicazione definitiva, per confermare eventuali dettagli specifici (es. ubicazione esatta della domus di nascita di Cesare, che resta tradizione storica più che certezza documentata).

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